Non è un libro sull’amore eterno: ecco perché leggere oggi “Cime tempestose”

di Enrico Galiano | 13.02.2026

C’è un tipo di amore che non ti fa dormire. Non perché sei felice: perché sei in guerra. Hai presente quando qualcuno diventa il tuo ossigeno? E nello stesso momento la tua asfissia?

Ecco.
Cime tempestose parla di questo.

No, non è una storia romantica. Non è quella roba da playlist sotto la pioggia. Non è l’amore che ti completa e di sicuro non è quello che trovi nei cioccolatini. È l’amore che ti consuma.

Quando Emily Brontë lo pubblicò nel 1847, molti dissero che era un libro malato. E forse avevano ragione. Ma non nel senso che credevano loro. Era malato perché non raccontava l’amore come ci piace raccontarcelo. Lo raccontava come spesso è: feroce, sbagliato, assoluto.

Partiamo col dirlo subito: Heathcliff non è un eroe romantico.
È un bambino raccolto dalla strada, cresciuto senza nome, senza protezione, senza privilegi. È uno che nasce con il cartello “non sei dei nostri” appeso al collo.

Catherine è l’unica che lo vede davvero. Con lui corre nelle brughiere, ride contro il vento, si sente libera. E quando dice: “Di qualunque cosa siano fatte le nostre anime, la sua e la mia sono le stesse”, lo capisci: non stanno parlando di simpatia. Stanno parlando di fusione.

Cime tempestose Emily Bronte

Ma poi arriva il mondo. E il mondo ti chiede: vuoi l’amore o vuoi la sicurezza? Vuoi il cuore o vuoi la posizione sociale?

Catherine sceglie la seconda. Non perché non ami Heathcliff. Ma perché ha paura. Perché sa che lui è tempesta e lei non sa se reggerà il vento tutta la vita.

Lui sente solo una cosa: rifiuto. E da lì in poi l’amore si trasforma. Heathcliff non diventa freddo. Diventa ossessionato. Non vuole dimenticare: vuole punire. Non vuole guarire: vuole far male.

Ed è qui che il romanzo smette di essere una storia gotica e diventa uno specchio.

Perché Heathcliff siamo noi quando confondiamo amore e possesso. Quando diciamo “senza di te non vivo” e pensiamo che sia una dichiarazione romantica. Quando preferiamo distruggere tutto piuttosto che accettare di non essere stati scelti.

E Catherine siamo noi quando scegliamo ciò che è giusto agli occhi degli altri invece di ciò che è giusto per noi. Quando capiamo troppo tardi dove stava la nostra verità.

Rileggere oggi Cime tempestose significa questo: smettere di idealizzare la passione cieca. Significa accorgersi che non tutto ciò che brucia è amore. A volte è ferita che non sa guarire.

E dentro quelle pagine c’è anche un’altra cosa, più silenziosa ma fondamentale: la possibilità di interrompere la catena. La generazione dopo Heathcliff e Catherine riesce ad amarsi in modo diverso. Non perfetto. Non epico. Ma sano.

È una cosa enorme, se ci pensi. Non siamo condannati a ripetere il dolore che abbiamo ricevuto.

Forse è per questo che vale la pena rileggerlo oggi. Perché non è un libro sull’amore eterno.

È un libro su ciò che succede quando non impariamo a lasciar andare. E su quanto può costare, scambiare la tempesta per destino.

L’AUTORE – Enrico Galiano, insegnante e scrittore friulano classe ’77, in classe come sui social, dove è molto seguito, sa come parlare ai ragazzi.

Dopo il successo di romanzi (tutti usciti per Garzanti) come Eppure cadiamo feliciTutta la vita che vuoiFelici contro il mondo, e Più forte di ogni addio, ha pubblicato un libro particolare, Basta un attimo per tornare bambini, illustrato da Sara Di Francescantonio. È poi tornato al romanzo con Dormi stanotte sul mio cuore, e sempre per Garzanti è uscito il suo primo saggio, L’arte di sbagliare alla grande. Con Salani Galiano ha quindi pubblicato la sua prima storia per ragazzi, La società segreta dei salvaparole. Ed è poi uscito, ancora per Garzanti, il suo secondo saggio, Scuola di felicità per eterni ripetenti. Dopo il romanzo Geografia di un dolore perfetto, è tornato in libreria con Una vita non basta, e ha poi pubblicato con Salani il ultimo libro per ragazzi, L’incredibile avventura di un super-errore. Con Garzanti nel 2025 è poi uscito il romanzo Quel posto che chiami casa.

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Fonte: www.illibraio.it