Bertolt Brecht: vita, opere ed eredità di un teatro che non vuole lasciarci dormire

di Jonathan Blasig | 09.08.2026

Un palcoscenico. Un attore che a un certo punto si gira verso il pubblico e parla direttamente con lui, rompendo ogni illusione. Oppure un cartello proiettato sulla scena, che anticipa ciò che sta per accadere – quasi a dire: non è importante cosa succede, ma perché.

È il teatro di Bertolt Brecht. Un teatro che non vuole commuovere, o almeno non solo. Vuole disturbare, interrogare, svegliare.

fotografia di Bertolt Brecht (Fred Stein Archive- Getty Images)fotografia di Bertolt Brecht (Fred Stein Archive- Getty Images)
fotografia di Bertolt Brecht (Fred Stein Archive- Getty Images)

Nato il 10 febbraio 1898 ad Augusta, in Baviera, e morto il 14 agosto 1956 a Berlino Est, Brecht è stato drammaturgo, poeta, teorico e testimone scomodo di uno dei secoli più violenti della storia europea. Leggere o vedere le sue opere oggi – mentre i conflitti si moltiplicano, mentre la cultura tende sempre più verso l’intrattenimento – significa fare i conti con un autore che ha dedicato tutta la sua vita a una domanda semplice e radicale: a cosa serve l’arte?

Tra politica e palcoscenico: la vita di Bertolt Brecht

Cresciuto in una famiglia borghese ed educato secondo la fede protestante della madre, sin da adolescente Brecht si appassiona alla scrittura e alla letteratura. Nel 1917 si iscrive all’università ma gli studi sono interrotti dallo scoppio della guerra.

Durante il Primo conflitto mondiale presta servizio come infermiere militare – una breve esperienza che amplifica il suo antimilitarismo e rompe ogni possibile influenza del nazionalismo. Negli anni ’20 si trasferisce a Berlino, si avvicina al marxismo, collabora con il compositore Kurt Weill e inizia a costruire una poetica teatrale del tutto originale, interagendo con molte delle figure più in vista (e ribelli) del tempo.

Con l’ascesa del nazismo, nel 1933, è costretto all’esilio. Vaga per anni tra Danimarca, Svezia, Finlandia e infine gli Stati Uniti, a Los Angeles. Sono anni fecondi e amari insieme: lontano dalla Germania, scrive alcune delle sue opere più importanti. Un destino simile a quello di altri scrittori, come Thomas Mann e Hermann Hesse, grandi esponenti della cultura mitteleuropea che hanno cercato la salvezza, la pace e il successo lontano dalla madre patria.

Nel dopoguerra, dopo le accuse di simpatie comuniste negli Stati Uniti, Brecht lascia il Paese e torna in Europa. Dopo un periodo a Zurigo, nel 1948 si stabilisce a Berlino Est, dove fonda il Berliner Ensemble.

Il teatro epico: guardare senza lasciarsi sedurre

Cos’è il teatro epico

Il contributo teorico più noto di Brecht è la formulazione del cosiddetto teatro epico, sviluppato in contrasto con la tradizione teatrale classica.

Nel teatro convenzionale lo spettatore tende a immedesimarsi nei personaggi e a lasciarsi trasportare dalla vicenda. Per Brecht questo coinvolgimento emotivo, da solo, non basta. Il teatro dovrebbe invece incoraggiare un atteggiamento attivo e critico, spingendo il pubblico a osservare ciò che accade sulla scena, a porsi domande e a riflettere sulle condizioni storiche e sociali che determinano gli eventi.

Il Verfremdungseffekt: lo straniamento come metodo

La tecnica centrale del suo teatro è il Verfremdungseffekt, l’effetto di straniamento. Non si tratta di rendere le cose difficili o incomprensibili, ma di renderle insolite: mostrare ciò che appare naturale e familiare come se fosse la prima volta, affinché lo spettatore possa osservarlo con occhi nuovi.

L’obiettivo è creare una distanza critica rispetto a ciò che accade sulla scena. Gli attori commentano i propri personaggi invece di identificarsi completamente con loro; cartelli e didascalie vengono proiettati durante la rappresentazione; la musica interrompe l’azione invece di accompagnarla. Tutto serve a ricordare al pubblico che sta assistendo a una costruzione teatrale. E se ciò che appare naturale è in realtà una costruzione, allora può essere analizzato, messo in discussione e persino cambiato.

Bertolt Brecht: le opere teatrali

L’opera da tre soldi

L'opera da tre soldi di Bertolt Brecht
L’opera è pubblicata in italiano da Einaudi con la curatela di Consolina Vigliero e la traduzione di Emilio Castellani

Composta nel 1928 (anno della sua prima rappresentazione) e con le musiche di Kurt Weill, L’opera da tre soldi è l’opera più famosa e rappresentata di Bertolt Brecht, un adattamento satirico dell’Opera del mendicante di John Gay (di due secoli prima). Al centro, le vicende del criminale Mackie Messer, nella Londra Vittoriana: destinato all’esecuzione, il protagonista vede ribaltarsi il suo destino dopo colpi di scena, fughe, canzoni e una conclusione che unisce lieto fine e parodia.

Tutta l’opera, riprendendo anche il messaggio del soggetto originale, è una forte critica socialista alla società capitalista e borghese.

Terrore e miseria del Terzo Reich

Terrore e miseria del Terzo Reich, tra le opere di Bertolt Brecht
Pubblicato nella Collezione di teatro Einaudi, l’opera è tradotta da Federico Federici e Emilio Castellani (che ne ha curato anche l’introduzione)

Una serie di scene drammatiche, e di introduzioni in versi, formano l’opera Terrore e miseria del Terzo Reich (scritta tra il 1935 e il 1938). Non c’è “finzione” in questa pièce, ma il tentativo da parte di Brecht (che nel periodo di scrittura si trova in esilio) di offrire uno spaccato della quotidianità della dittatura. Come evidenzia Emilio Castellani, tra i principali traduttori del drammaturgo tedesco, “le scene non sono che documenti di disfatta. Alcune a carattere di flash (…), altre più diffuse e discorsive…”. All’interno la paura, i rapporti umani, la sorveglianza e la complicità.

Madre Courage e i suoi figli 

Madre Courage e i suoi figli di Bertolt Brecht
Dopo una prima pubblicazione nel 1963, Madre Courage e i suoi figli è stato ripubblicato da Einaudi con la curatela di Consolina Vigliero. La traduzione è rimasta quella di Ruth Leiser e Franco Fortini

Arriviamo ora un’altra opera fortemente politica, una denuncia della guerra e degli orrori che questa produce, Madre Courage e i suoi figli. Brecht si affida al personaggio di Anna, una vivandiera che porta il suo carro lungo le strade della Guerra dei Trent’anni, ora vendendo le sue merci all’esercito cattolico, ora a quello protestante. E mentre il conflitto imperversa, causando la fine della sua famiglia – tre bambini che in modi differenti entrano in contatto con la violenza – Anna rimane incastrata nella propria condizione: soffrire ma allo stesso sostenere la Guerra, “il momento migliore per i commerci“…

Inevitabile osservare all’interno di questa pièce la critica di Brecht, e il racconto di un animo umano che, nonostante il passare dei secoli, non muta.

Vita di Galileo

Vita di Galileo di Bertolt Brecht
Vita di Galileo, nell’edizione Einaudi, a cura di Giuseppina Oneto e con la traduzione di Emilio Castellani

Definito come il “testamento spirituale di Brecht”, Vita di Galileo è una delle sue opere più note e importanti, capace di esprimere un ritratto contradditorio di Galileo Galilei, figura chiave dell’evoluzione del pensiero scientifico e “metafora dell’intellettuale perseguitato dall’inesorabile binomio scienza-fanatismo”. Prende avvio dunque una narrazione che non giudica lo studioso pisano, bensì ne mostra le incongruenze: genio rivoluzionario e uomo incapace di sostenere il peso delle sue scoperte.

Sebbene molte fonti ritengano che già nel novembre del 1938 Brecht avesse concluso una prima stesura dell’opera, è impossibile non leggere Vita di Galileo anche in relazione al ruolo della scienza durante la Seconda Guerra mondiale – nel dicembre dello stesso anno si ha la prima fissione nucleare dell’uranio.

L’anima buona del Sezuan

L'anima buona del Sezuan
Edizione Einaudi a cura di Emilio Castellani, traduzione di Emilio Castellani e Ginetta Pignolo

Nella provincia cinese del Sezuan, tre dèi scendono sulla terra cercando un essere umano buono. Lo trovano in Shen Te, una prostituta generosa che offre loro riposo per la notte. Ricevuto un compenso economico e il comandamento di rimanere altruista, la ragazza viene circondata da personaggi ambigui che vogliono approfittarne… L’amore, poi, per il disoccupato Yang Sun non fa altro che peggiorare la situazione. E se è vero che gli dèi possono pur sempre tornare al loro mondo celeste, Brecht mostra come sia impossibile per noi umani essere buoni con gli altri e proteggere sé stessi. Soprattutto in una società così avida di denaro.

L’anima buona del Sezuan è stata scritta tra il 1938 e il 1940, e inscenata per la prima volta a Zurigo, nel 1943. In Italia la prima rappresentazione è datata 1958 al Piccolo Teatro di Milano, con la regia di Giorgio Strehler.

Il cerchio di gesso del Caucaso

Il cerchio di gesso del Caucaso, tra le opere di Bertolt Brecht
Edizione Einaudi a cura di Emilio Castellani e con la traduzione di Ginetta Pignolo

In questo percorso tra le opere teatrali di Brecht non può mancare Il cerchio di gesso del Caucaso. Una libera rielaborazione di un antico dramma cinese, nella versione brechtiana ambientato sui monti del Caucaso sovietico-kolkhoziano. Al centro delle vicende un bambino, conteso da due donne: la vera madre, una nobildonna che lo ha abbandonato durante una rivolta, e Gruscia, una serva che lo ha salvato e accudito. Ma quando la prima donna torna a reclamare il figlio, il caso finisce in tribunale e il giudice Azdak si trova a decidere di chi sia quell’ignara creatura: di chi lo ha generato o di chi se n’è preso cura?

La poesia: parole contro il tempo

La produzione poetica di Brecht è meno conosciuta del suo teatro, ma altrettanto interessante. Tanto per lo stile, quanto per le tematiche – che, del resto, per buona parte non si discostano da quelle di tutta la sua produzione.

Già sul finire degli anni ’50 Einaudi ha pubblicato alcune raccolte poetiche di Brecht che però oggi non sono più in catalogo: tra cui, Poesie e canzoni, a cura di Ruth Leiser e Franco Fortini, e Poesie di Svendborg seguite dalla Raccolta Steffin, nella traduzione di Franco Fortini.

Di seguito, quindi, alcuni consigli disponibili per conoscere questo lato dell’intellettuale tedesco.

Le poesie Poesie politiche

copertina di Poesie

La prima raccolta si intitola Le poesie (Einaudi, a cura di Guido Davico Bonino) e presenta una selezione di scritti che mostrano un Brecht più intimo e personale, che si confronta con i grandi temi dell’umanità e con il suo presente.

La seconda è Poesie politiche (Einaudi, a cura di Enrico Ganni), testimonianza dell’impegno politico e sociale dell’autore tedesco, che con i suoi versi critica fortemente i totalitarismi novecenteschi e si batte “al servizio di una società libera e democratica”.

Poesie

Poesie di Bertolt Brecht

Al loro fianco la selezione operata dal pittore e architetto, nonché amico personale di Bertolt Brecht, Gabriele Mucchi. Poesie (edito da Garzanti e con la traduzione dello stesso Mucchi) riunisce componimenti noti e altri rimasti a lungo ignoti, poesie erotiche e d’amore.

La prosa: parabole e satira

Storie del signor Keuner

copertina di Storie del Signor Keuner, tra le opere di Bertolt Brecht
Einaudi, traduzione di Cesare Cases ed Enrico Ganni

Per quanto riguarda l’espressione in prosa di Bertolt Brecht, è interessante il volume Storie del signor Keuner, che Einaudi ha pubblicato nel 2008 a partire dalla prima edizione integrale tedesca (uscita nel 2006). Il libro raccoglie una serie di storie – parabole, aneddoti e aforismi – scritte fin dagli anni ’20. Al centro il signor Keuner, alter ego di Brecht e voce della sua filosofia.

Questa edizione contiene brani inediti scoperti solo recentemente, e brani già apparsi in Storie da calendario.

Romanzo da tre soldi

copertina di Romanzo da tre soldi, tra le opere di Bertolt Brecht
Il libro viene riproposto nella sua traduzione originale (del 1958) a cura di Franco Fortini e Ruth Leiser

Parlando di prosa, L’orma nel 2020 ha ripubblicato Il romanzo da tre soldi: una sorta di poliziesco, datato 1934 e ispirato alla sua pièce più celebre, in cui Brecht critica aspramente il mondo capitalista e le sue storture. Al centro i personaggi già incontrati, sullo sfondo una Londra di inizio ‘900 malfamata, in cui raggiri e violenza fanno da padroni. Ancora una volta Brecht esprime il suo pensiero e reinterpreta la realtà con umorismo e intelligenza.

L’eredità di Bertolt Brecht

L’impatto di Brecht sul teatro mondiale è difficile da circoscrivere: inevitabilmente all’interno della sua eredità si devono citare le numerose opere che continuano a essere portate in scena.

Ma ancora più significativo è l’impianto teorico: dalla rottura della quarta parete all’uso della musica, passando per la concezione dell’atto teatrale come trasformazione, e non rappresentazione. Elementi tutt’oggi utilizzati, e che uniti alla forte critica sociale di Brecht hanno reso quelle pièce di una potenza unica.

Due libri su Bertolt Brecht

Il consiglio, quindi, si compone di due testi. «L’opera da tre soldi» di Brecht – Riflessioni, note di regia, allestimenti (Il Saggiatore) per scoprire l’artista tedesco dal punto di vista del regista italiano Giorgio Strehler. E Bertolt Brecht – In appendice: Origine del teatro (nottetempo), in cui Furio Jesi, storico e critico letterario, lo analizza e interpreta.

Fonte: www.illibraio.it