Fin da bambini impariamo a dar peso ai grandi eventi. Alle manifestazioni eclatanti, alle occasioni speciali. Il compleanno, il primo giorno di scuola, gli esami di stato. E se fosse un errore? O meglio, se il peso maggiore nelle nostre vite l’avessero eventi che consideriamo marginali? A volte sono i dettagli a fare la differenza. Le cose piccole, quasi invisibili. È quello che June McFlynn, la protagonista di L’eremo dei folli, impara grazie all’Entomologia forense. Studiando questa materia, scopre l’importanza di avere uno sguardo sul mondo che salta il macroscopico e si focalizza sul microscopico.
Che cos’è l’entomologia forense?
Ma cos’è l’Entomologia forense?
Quando sentiamo parlare di un’indagine, immaginiamo impronte digitali, tracce di DNA, telecamere di sorveglianza. Raramente pensiamo a una mosca. Eppure, proprio gli insetti possono custodire alcune delle informazioni più preziose sulla scena di un crimine. Non mentono, non dimenticano, non si lasciano suggestionare. Seguono soltanto le leggi della natura. È proprio su queste leggi che si fonda l’Entomologia forense, la disciplina che utilizza lo studio degli insetti per ricostruire eventi di interesse giudiziario, aiutando gli investigatori a rispondere a domande fondamentali: quando è morta una persona? Il corpo è sempre rimasto nello stesso luogo? Cosa è accaduto nelle ore successive al decesso?
Gli insetti possono aiutare a scoprire tutto questo, se interrogati nel modo corretto. E lo fanno con dati misurabili: lo stadio di sviluppo in cui vengono rinvenuti, le specie ritrovate, la distribuzione ecc… Questi dati vanno, però, non solo collezionati, ma interpretati. È proprio lì che entra in gioco l’entomologo.
Quelle minuscole differenze che possono cambiare tutto
June ha imparato a osservare le minuscole differenze che possono far slittare la data della morte di una o più settimane, a distinguere due animali apparentemente identici grazie a un’ornamentazione sul torace visibile solo al microscopio, a notare delle discrepanze nella presenza o meno di un particolare insetto sul luogo di un crimine. Grazie a questi dettagli, l’entomologia forense offre soluzioni. E ci ricorda che i piccoli gesti sono spesso quelli che tradiscono, che rivelano bugie e mistificazioni. È semplice ripulire un luogo da prove evidenti come le impronte digitali. Ma lì, da qualche parte, c’è una piccola creatura che può svelare la verità.
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Fantascienza? Potrebbe apparire così, ma l’Entomologia è una branca delle scienze forensi che esiste da secoli, per quanto sia ancora poco conosciuta in Italia.
Una delle prime testimonianze documentate dell’impiego degli insetti in un’indagine di omicidio risale al XIII secolo in Cina. Altre cronache narrano di un’indagine svoltasi a Parigi, nella seconda metà del 1800, in cui due coniugi accusati di aver nascosto il corpo di un bambino nelle pareti di casa sono stati assolti anche grazie alle prove entomologiche che datavano il fatto a due anni prima, quando l’immobile aveva altri proprietari. Anche oggi l’entomologia forense è utilizzata per risolvere casi reali, anche di importanza mediatica, e ricercatori e ricercatrici di ogni parte del mondo lavorano per affinare le conoscenze che permettono di esplorare nuove prospettive, ogni giorno più precise.
L’entomologia nella narrativa
È impossibile non restare incantati davanti alle enormi potenzialità che l’entomologia forense possiede nel campo delle indagini. Se nella narrativa italiana tale disciplina è rimasta finora quasi assente, la letteratura anglosassone se ne è accorta da tempo. Già nel 1994 Patricia Cornwell ambientava uno dei romanzi della serie di Kay Scarpetta nella celebre Body Farm del Tennessee. Anche chi ha amato l’antropologa forense Temperance Brennan, nata dalla penna di Kathy Reichs, avrà probabilmente incontrato l’entomologia forense come uno dei numerosi strumenti investigativi impiegati nelle sue indagini.
Potrebbe sorgere la domanda: è necessario disporre di stomaci forti per immergersi tra le pagine di L’eremo dei folli? Incredibilmente, la risposta è no. Non troverete scene macabre né descrizioni spettacolarizzate della morte. Ciò che June vuole farvi scoprire è altro. Racconta come essere una donna di scienza porti a trasformare lo sguardo con cui si osserva il mondo. In che modo analizzare la vita con la stessa minuzia di una scena del crimine possa cambiarti e, in qualche modo, permetterti di sopravvivere.
Il laboratorio come zona di confort. E fuori?
La scienza ci mostra una parte della vita. In fondo, la verità di tutti i giorni è che nessuno di noi ha sempre a disposizione grandi mezzi, né una carriera costellata da successi eclatanti o ha raggiunto i grandi traguardi considerati fondamentali dalla società contemporanea. A volte bisogna accontentarsi delle briciole. Di un sorriso accennato, di un bacio rubato. Di un millimetro in più nella scalata verso la vetta, che ci conferma che sembriamo fermi, ma non lo siamo davvero. June smette di osservare il mondo nella sua complessità umana, nel tentativo di schematizzarlo nella semplicità della natura, fatta di dati certi, di numeri inalienabili. La sua zona di comfort è il laboratorio, l’ordine maniacale in cui ripone i campioni e i reagenti. Lì fuori, però, c’è altro. Ci sono sentimenti che non rispondono a leggi biologiche e ci sono relazioni che, addirittura, le contraddicono. Lei che ha fondato l’intera esistenza sulla fiducia nella scienza, trasformando il lavoro in una sorta di sacro ufficio, rischia di essere tradita proprio dalla dedizione alle indagini.
L’istinto e la fame di giustizia, stavolta, la costringeranno ad affrontare ciò che mai avrebbe voluto: l’errore più imperdonabile che avrebbe dovuto soltanto dimenticare. E allora? Ancora una volta, ciò che può salvarla sono le piccole cose. I dettagli arrivati al momento giusto in grado di rivelare qualcosa che, seppur eclatante, non poteva essere visto dagli altri. Perché per perdonare non servono strette di mani o serenate sotto casa. Specialmente, se bisogna perdonare sé stessi.

L’AUTRICE – Agnese Messina, classe 1989, è nata a Catania, e dopo il diploma all’Istituto Tecnico Aeronautico e la laurea in Biologia, durante la quale ha seguito un master e scritto la tesi in Entomologia forense, ha intrapreso gli studi in Medicina e Chirurgia all’Università di Catania. Vive nella sua città natale, dove si divide tra la scrittura, la ricerca e l’amore per la musica classica.
In libreria arriva il suo debutto nel romanzo, L’eremo dei folli, edito da Garzanti. La protagonista, June McFlynn, è un’entomologa forense. La scienza non è soltanto il suo lavoro: è il suo “modo di stare al mondo”. Garantisce ordine e giustizia, tutto ciò che la vita intorno alla protagonista del libro non possiede. Lo studio delle cose piccole le permette di tenere a bada un mondo troppo grande per lei, a cominciare dalla Sicilia assolata e tormentata che la circonda.
Non solo: essere una donna, nel suo campo, non è semplice. Ogni giorno deve dimostrare di meritare il ruolo di consulente del tribunale di Catania, esporsi in prima persona, sfidare i pregiudizi. June McFlynn, “l’americana”, ha sempre creduto che la scienza bastasse a tenerla al sicuro. Ma ora è alle prese con un’indagine diversa da tutte le altre: una madre e sua figlia scomparse nel nulla. Nessuna traccia, soltanto lo sgomento dell’assenza. E in quest’assenza la protagonista riconosce qualcosa che credeva sepolto e che la riempie d’angoscia. June McFlynn custodisce un segreto inconfessabile, e dovrò affrontarlo…
Fonte: www.illibraio.it