Il biblista frate Alberto Maggi presenta il “Cantico delle creature” di San Francesco

di Alberto Maggi | 19.12.2025

La trasformazione

Le vicende della vita, con tutte le sfide e le prove che comportano, avrebbero potuto condurre Francesco in molte direzioni diverse. Tuttavia, ogni esperienza, drammatica o meno, contribuì a far germogliare in lui quella pienezza di vita che si chiama santità. In quegli anni le guerre non erano eventi eccezionali, ma una consuetudine che scandiva il tempo, come già ricordava la Bibbia all’epoca di Davide: «All’inizio dell’anno successivo, al tempo in cui i re sono soliti andare in guerra…» (1 Cr 20,1). Anche Francesco, giovane ventenne, prese parte alla guerra come molti suoi coetanei. Nel 1202, durante uno scontro con i Perugini, gli armati di Assisi furono sconfitti e Francesco fu fatto prigioniero e condotto a Perugia, dove rimase in carcere per circa un anno.

Durante la prigionia, Francesco contrasse malattie serie – al fegato, alla milza e allo stomaco – che lo avrebbero accompagnato sino alla fine della sua vita. Tuttavia, come san Paolo aveva sperimentato, è proprio nella debolezza che si manifesta la forza di Dio: «La mia grazia ti basta, perché la mia potenza si manifesta pienamente nella debolezza» (2 Cor 12,9-10). Così, anche le sofferenze di Francesco divennero terreno fertile per la sua crescita spirituale e per la fioritura della sua santità.

Pace e bene

Il saluto francescano «Pace e bene» non è originale di Francesco, ma di un misterioso personaggio che, per le vie di Assisi, augurava a tutti: «Pace e bene». Francesco lo fece suo, scrivendo nel testamento: «Il Signore mi rivelò che dicessi questo saluto: Il Signore ti dia pace».

Per lui non era solo un saluto, ma un dono: portare pace agli altri, come insegna Gesù: «In qualunque casa entriate, prima dite: Pace a questa casa» (Lc 10,5). Ai suoi seguaci raccomandava: «La pace che annunziate con la bocca, abbiatela ancor più copiosa nei vostri cuori» (Leg. tre comp., 58). Questa pace, che nasceva dalla scelta della povertà, prima beatitudine, si esprime nel progetto di Dio stesso: «Beati i costruttori di pace, perché questi saranno chiamati figli di Dio» (Mt 5,9). Chi lavora per la pace degli uomini riflette l’amore del Padre e contribuisce alla piena felicità di tutti.

© 2014, 2025, Garzanti s.r.l., Milano
Gruppo editoriale Mauri Spagnol

IL LIBRO E L’AUTORE DELLA PREFAZIONE – Di certo, il Cantico delle Creature, composto nel 1225-26, è il testo più noto dell’”uomo delle beatitudini”, il suo testamento spirituale. È una suggestiva celebrazione del creatore attraverso la lode delle sue creature: il sole, la luna, le stelle, il vento, l’acqua, il fuoco, la terra. Nel creato San Francesco contempla la sapienza, la potenza e la bontà di Dio, perché ogni essere vivente, ogni elemento ne porta la traccia. Dopo ottocento anni, questo inno alla bellezza del mondo e all’ordine divino che in esso si manifesta ci trasmette intatto il sentimento di una fraterna e gioiosa comunione con le altre creature, e ci esorta a considerare la natura non come un possesso esclusivo, ma come un dono prezioso da custodire e condividere.

Cantico delle creature

Alberto Maggi, frate dell’Ordine dei Servi di Maria, biblista e assiduo collaboratore de ilLibraio.it, è una delle voci della Chiesa più ascoltate da credenti e non credenti. Fondatore del Centro Studi Biblici «G. Vannucci» a Montefano (MC), cura la divulgazione delle sacre scritture interpretandole sempre al servizio della giustizia, mai del potere, e ha firmato nuovi libri.

Il biblista Maggi ha firmato la prefazione dell’edizione del Cantico delle creature proposta da Garzanti, di cui proponiamo due estratti qui sopra.

Fonte: www.illibraio.it