Una giovane sirena si ritrova a osservare per la prima volta il mondo sopra il mare e si innamora dello splendido principe che è al comando di una nave nelle vicinanze.
Intenzionata a tutto pur di rivederlo, rinuncia allora alla sua voce per ottenere dalla Strega del Mare due gambe umane che le permettano di vivere in superficie: se il principe ricambierà il suo amore, potrà rimanere lì con lui per sempre; altrimenti, verrà trasformata in schiuma del mare…
Questa, in breve, la sinossi di uno dei racconti più conosciuti dello scrittore e poeta danese Hans Christian Andersen (1805-1875). Una storia di metamorfosi e sacrifici, ma soprattutto d’amore (benché impossibile) – che forse proprio per questo, e per il fatto che si tratta di una fiaba, ha portato intere generazioni di bambini e bambine a credere che la protagonista avesse fatto bene a rischiare.
Anche perché, diciamocelo: cosa mai sarebbe potuto andarle storto?
E non vissero per sempre…
Proseguendo nella lettura o nell’ascolto, però, si scopre con stupore che ad andare storto è praticamente tutto.
Un imprevisto dopo l’altro, fra ostacoli e piani malvagi, l’epilogo della Sirenetta (contenuta nella raccolta Tutte le fiabe, tradotta da Maria Pezzè-Pascolato e Giuliana Pozzo per Newton Compton) si rivela infatti per lo più nefasto per la protagonista – ed è solo per un soffio che si scongiura oltretutto il suo assassinio ai danni del principe.
Crescendo, si potrebbe poi venire a sapere che l’opera di Andersen avrebbe preso spunto dalla sua frustrazione per un corteggiamento “naufragato” e dal suo complesso rapporto con la propria identità di genere.
Che non tutte le fiabe hanno un lieto fine (specie se guardiamo alla vasta e autorevole produzione di autori come Giambattista Basile, Charles Perrault e Jacob e Wilhelm Grimm) e che, più in generale, molti testi cardine del canone occidentale – piaccia o no – si concludono con un esplicito trionfo del Male.
Ovunque serpeggi
Proprio come nella vita, del resto, anche nella letteratura sono a dir poco innumerevoli i modi in cui il Male riesce a manifestarsi.
A volte ci viene introdotto come un’entità astratta di natura laica o religiosa, altre volte è la conseguenza a cui vanno incontro i protagonisti coinvolti in un’inesorabile corruzione morale. Può coincidere con la morte di un personaggio, riguardare le sorti di un intero popolo o consistere in una sconfitta individuale di tipo affettivo, sociale o di ideali.
E ancora: fa capolino fra le pagine in maniera ora più diffusa, ora incarnandosi invece in una figura ben precisa. Ordiva da tempo una trama funesta contro chi lo circondava oppure ha avuto la meglio quasi per caso, se non per via di qualche profezia o maledizione che (nonostante gli sforzi compiuti per eluderla) si è avverata per filo e per segno.
Quel che è certo è che, spesso e volentieri, la sua influenza risulta fatale. Chi incontra il Male sul proprio cammino difficilmente riesce a scrollarsene di dosso il ricordo, le parole o il magnetismo, e sono più che verosimili le parabole che a quel punto prevedono una rovinosa caduta verso il basso.

Basti pensare a uno dei più antichi finali corrispondenti a questa descrizione: quello con cui nella Bibbia si conclude il primo grande passaggio della Genesi, nel momento in cui Adamo ed Eva vengono cacciati dal Paradiso terrestre dopo aver commesso il peccato originale, poiché tentati da Satana sotto le spoglie di un serpente.
Uno scenario dal fascino sinistro e a tratti disturbante, che, in questo come in tanti altri casi dei secoli successivi, senza dubbio richiede a chi ama leggere un po’ di pelo sullo stomaco: se là fuori, sugli scaffali, esistono infatti migliaia di libri a lieto fine con cui tenere alla larga preoccupazioni e stati d’animo non sempre idilliaci, per quale motivo dovremmo dedicare il nostro tempo a un testo che sappiamo approderà a una chiusa negativa?
Ogni finale infelice è infelice a modo suo
Le ragioni, in verità, sono più di una.
C’è, per esempio, chi ha bisogno di rifugiarsi in storie che facciano volutamente piangere per superare un brutto momento – come quando, magari, cerchiamo di affrontare la fine di un amore immergendoci in romanzi del tenore di Un giorno questo dolore ti sarà utile di Peter Cameron, I giorni dell’abbandono di Elena Ferrante o Camere separate di Pier Vittorio Tondelli, che possibilmente non ci porteranno a stare meglio nell’immediato, ma che per lo meno ci faranno sentire capiti nel nostro sconforto temporaneo.
C’è poi chi ritiene il lieto fine un’ipotesi troppo distante dalla vita vera e preferisce avventurarsi lungo strade narrative meno battute: adrenaliniche, controcorrente, o magari capaci di dare adito a qualche interessante dilemma etico, esortando i più spregiudicati a fare quasi il tifo per il cattivo o la cattiva di turno.
Così come c’è chi, quando le cose si mettono male sulla pagina, si consola dicendosi che non è ancora troppo tardi per impedire che lo stesso tragico epilogo si concretizzi in un quadro simile nella realtà, magari proprio grazie al fatto che la prospettiva più distopica o apocalittica sia già stata esorcizzata sul piano narrativo.
Per tutte e tutti loro – o per chi volesse uscire eccezionalmente dalla propria comfort zone fatta di ambientazioni sognanti, bravi ragazzi ed episodi che scaldano il cuore, confrontandosi con l’annosa domanda: “Perché mai la letteratura ci tiene tanto a rappresentare il Male?” –, abbiamo quindi raccolto in questa sede una serie di libri dal retrogusto tutt’altro che disneyano.
Romanzi classici e cult che abbiamo selezionato senza pretese di esaustività fra quelli dati alle stampe entro il 2000, per evitare di lasciarci scappare qualche informazione di troppo sulle novità più recenti che potreste dover ancora recuperare (come quelle uscite nel corso dell’estate, o che hanno inaugurato la rentrée di settembre).

Vi augureremmo una buona lettura, ma, considerando il contesto, speriamo piuttosto che sia un’esperienza “bella e dannata”, tanto per chi ha già familiarità con le storie a tinte fosche quanto per chi potrebbe trovare fra i titoli a seguire quello con cui deciderà (non senza un leggero brivido di freddo) di approfondire per la prima volta l’argomento…
E, per chi volesse saperne di più sulle atmosfere e i personaggi più tenebrosi della letteratura di ieri e di oggi, ecco tanti altri spunti da cui lasciarsi ispirare:
- Il Diavolo in letteratura: tutti i volti del Male Assoluto
- Fare il tifo per i cattivi della letteratura… un viaggio tra libri di ieri e di oggi
- Perché la letteratura preferisce rappresentare il Male?
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- Libri horror da leggere: oltre 20 opere che ti faranno perdere il sonno
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Libri in cui alla fine trionfa il Male
Da spulciare in ordine di prima pubblicazione, secondo la scansione che abbiamo predisposto, oppure scegliendo di volta in volta il testo in grado di stuzzicare più di tutti la vostra curiosità: comunque sia, promettiamo di non svelarvi troppi dettagli sui risvolti di trama, così da lasciarvi scoprire personalmente (e a tempo debito) le più disparate variazioni sul tema concepite da numerosi autori e autrici di ieri e di oggi…
Macbeth
Cominciamo da un caposaldo della letteratura di tutti i tempi, il Macbeth (Garzanti, traduzione di Nemi D’Agostino) di William Shakespeare (1564-1616), dramma in cinque atti ambientato nella Scozia dell’anno Mille. Qui, in un paesaggio dominato da nebbie e tempeste, nel buio di castelli e corti, tre streghe profetizzano al generale fedele al re Duncan (Macbeth, appunto) che è destinato a diventare lui il sovrano. Spinto dall’impazienza e dalle insistenze della moglie Lady Macbeth, l’uomo decide di agire per far avverare l’oracolo, sebbene la sua scelta si riveli a dir poco infausta.
Frankenstein ovvero il moderno Prometeo
In una cornice altrettanto tetra, anche se stavolta siamo nel 1816 sul lago Lemano di Ginevra, si sviluppa anche Frankenstein ovvero il moderno Prometeo (Garzanti, traduzione di Maria Paola Saci e Fabio Troncarelli) di Mary Shelley (1797-1851), forse uno dei libri in cui trionfa il Male più famosi del genere gotico. Il protagonista è il dottor Frankenstein, che dà vita a una creatura mai vista prima cucendo insieme dei pezzi di cadavere presi da obitori e cimiteri. Il “mostro“, però, si ritrova solo e, confuso e spaventato per com’è, farà parecchia fatica ad ambientarsi nel mondo…
La metamorfosi
Cambiamo sfondo con uno dei primi libri in cui trionfa il Male a mescolare l’assurdo e il surreale, ovvero La metamorfosi (Garzanti, traduzione di Emilio Castellani) di Franz Kafka (1883-1924), nel cui memorabile incipit il commesso viaggiatore Gregor Samsa si sveglia trasfigurato in uno scarafaggio. Comincia a realizzare che farà tardi al lavoro mentre la sua famiglia bussa ripetutamente alla porta della sua camera. Con enorme difficoltà riesce dunque a scendere dal letto e a girare la chiave, ma a quel punto la vita a cui era abituato non potrà che cambiare per sempre.
1984
Se parliamo di libri in cui trionfa il Male, sarebbe impensabile non menzionare inoltre 1984 (Garzanti, traduzione di Bianca Bernardi) di George Orwell (1903-1950), fra i romanzi distopici più noti del secolo scorso. In una società totalitaria dominata dal Partito, che è a sua volta guidato dal misterioso Grande Fratello, Winston Smith lavora al Ministero della Verità, dove modifica i documenti del passato per adattarli alla propaganda. Ben presto intraprenderà una relazione segreta con la collega Julia e proverà a sottrarsi al controllo del regime, anche se la situazione gli sfuggirà di mano.
L’incubo di Hill House
E poteva poi non rientrare nel novero dei libri in cui trionfa il Male una storia intitolata L’incubo di Hill House (Adelphi, traduzione di Monica Pareschi)? Tra le opere più popolari di Shirley Jackson (1916-1965), la vicenda ruota intorno alla giovane Eleanor Vance, invitata dal professor Montague a soggiornare insieme ad altri due ospiti in una villa apparentemente infestata. Durante la loro permanenza, in effetti, iniziano a verificarsi dei fenomeni inspiegabili – ed Eleanor, desiderosa di trovare un luogo a cui appartenere, diventerà sempre più ossessionata dalla casa…
L’opera al nero
Zénon è un intellettuale vissuto nel XVI secolo, che viaggia per l’Europa e studia medicina, scienza e filosofia. Eppure, la sua ricerca di conoscenza e libertà lo porta a entrare in conflitto con la Chiesa e le autorità del suo tempo, al punto che quando torna a Bruges assume una falsa identità… Attorno a questo nucleo ruota L’opera al nero (Feltrinelli, traduzione di Marcello Mongardo) di Marguerite Yourcenar (1903-1987), che, malgrado l’impegno del suo protagonista per evitarlo, possiamo a sua volta annoverare fra i libri in cui trionfa il Male più riusciti del ‘900.
La Storia
Come anticipavamo, peraltro, il Male può ricorrere a tanti stratagemmi per manifestarsi – e lo sa fin troppo bene Ida Ramundo, una maestra vedova di origine ebrea, madre di Nino e Useppe, che ne La Storia (Einaudi) di Elsa Morante (1912-1985), tra i capolavori della romanziera, poetessa e saggista romana, fa di tutto per proteggere la famiglia dai bombardamenti, dall’occupazione nazista e dalla Resistenza. E tuttavia dopo la guerra, pur essendo sopravvissuto a fame, sfollamenti, lutti e povertà, toccherà al fragile e sensibile Useppe diventare il fulcro della parte più drammatica dell’opera…
Il profumo
Veniamo ora a uno dei libri in cui trionfa il Male dai toni più struggenti e conturbanti fra quelli che abbiamo individuato in questa sede: Il profumo (Tea, traduzione di Giovanna Agabio) di Patrick Süskind, in cui familiarizziamo con Jean-Baptiste Grenouille, nato nella Parigi del ‘700 e dotato di un olfatto straordinario, pur essendo invece privo di un qualunque odore proprio. Forse è per questo che maturerà una fissazione per i profumi e si intestardirà a creare la fragranza perfetta di cui cospargersi, anche se il suo obiettivo lo allontanerà sempre di più da ciò che desiderava.
Meridiano di sangue

Se siete in cerca di libri in cui trionfa il Male che mettano in discussione il confine tra la civiltà e la barbarie, il romanzo che fa più per voi potrebbe essere Meridiano di sangue (Einaudi, traduzione di Raul Montanari) di Cormac McCarthy (1933-2023). Al suo interno seguiamo infatti le disavventure di “the Kid”, un giovane vagabondo che, nell’America di metà ‘800, attraversa il confine tra Usa e Messico e si unisce a una banda di mercenari guidata dal violento giudice Holden. Almeno finché non diventa adulto, e si illude di potersi emancipare una buona volta dalla loro influenza.
La donna che rubava i mariti
E concludiamo questa rassegna di libri in cui trionfa il Male con una delle scrittrici canadesi più amate dei nostri tempi, la pluripremiata Margaret Atwood, che ne La donna che rubava i mariti (Ponte alle Grazie, traduzione di Margherita Giacobino) porta al centro della scena tre amiche accomunate dal fatto che Zenia, un’ex compagna di college, abbia rubato il marito a ciascuna di loro. A un certo punto è poi morta in circostanze poco chiare: ma come è possibile, allora, che riappaia mentre Roz, Charis e Tony sono a un ristorante? E soprattutto: che cosa vuole ancora da loro?
Fonte: www.illibraio.it









