Alcune tra le più belle frasi della scrittrice Virginia Woolf

di Eva Luna Mascolino | 10.04.2026

Ha rivendicato per le donne il diritto a uno spazio fisico e mentale tutto loro, ed è stata una delle prime autrici a portare il monologo interiore al centro della narrativa moderna.

Ha messo in discussione la rigidità del confine tra maschile e femminile, quando parlarne era ancora quasi impensabile, e ha trasformato il lutto, la memoria e il tempo in materia letteraria di perturbante precisione: parliamo di Virginia Woolf (1882-1941), che a 85 anni dalla sua scomparsa rimane una delle figure più all’avanguardia del panorama culturale del primo ‘900.

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Membro del Bloomsbury Group (il circolo di artisti e intellettuali che animò la vita londinese all’inizio del XX secolo), si mosse tra i romanzi, la saggistica e la critica letteraria contribuendo a ridefinire i confini di ciò di cui la scrittura poteva occuparsi – e, soprattutto, dei modi in cui poteva farlo.

 

Attraverso alcune delle frasi più significative di Virginia Woolf, proviamo a (ri)scoprire la capacità della grande autrice e attivista britannica di spaziare dalla riflessione sociale all’indagine psicologica ed esistenziale più sottile, offrendoci degli spunti ancora oggi imprescindibili…

Alcune tra le più belle frasi di Virginia Woolf

Cominciamo dal suo saggio più famoso, Una stanza tutta per sé (Garzanti, traduzione di Alessio Forgione), in cui viene ripreso il tema di due sue conferenze tenute a Cambridge: quello delle ingiustizie socioculturali, domestiche ed economiche che da secoli impediscono alle donne di fare arte liberamente. Al suo interno leggiamo, fra le frasi di Virginia Woolf più provocatorie e di denuncia sull’argomento:

L’indifferenza del mondo, che tanto faceva soffrire Keats e Flaubert e altri uomini di genio, nel caso della donna non era già indifferenza bensì ostilità. Il mondo non diceva loro, come agli altri scrittori: Scrivete se volete; per me è esattamente lo stesso. Il mondo diceva ridendo: Scrivere? A che cosa vi serve scrivere?

A proposito di frasi di Virginia Woolf molto note al grande pubblico, non possiamo poi non menzionare le prime righe del romanzo La signora Dalloway (Garzanti, traduzione di Alba Bariffi), pubblicato nel 1925 e considerato il capolavoro narrativo dell’autrice, che si basa sulla tecnica del flusso di coscienza e che contiene uno degli incipit più famosi della letteratura del ‘900 (e non solo):

La signora Dalloway disse che avrebbe comprato lei i fiori.
Perché Lucy aveva il suo bel da fare. Bisognava togliere le porte dai cardini; gli uomini di Rumpelmayer stavano arrivando. E poi, pensò Clarissa Dalloway, che mattina – fresca come fosse emersa per dei bambini in spiaggia.

L'incipit del romanzo La signora Dalloway, che contiene alcune delle frasi di Virginia Woolf più famose di sempre

Proseguiamo con Gita al faro (Garzanti, traduzione di Giulia Celenza), dato alle stampe nel 1927 e suddiviso in tre pannelli cronologici, che rappresentano non solo l’inclemente scorrere dei giorni e delle stagioni, ma soprattutto il rapporto che intanto riusciamo a instaurare con la nostra interiorità – e con le cose del mondo di cui, nel bene o nel male, subiamo l’influenza:

Quanto era strana, pensò, la tendenza dello spirito umano a volgersi in solitudine verso le cose, le cose inanimate — alberi, torrenti, fiori —, come a forme d’espressione; col senso d’assimilarle, d’esserne inteso, di farne parte; con un senso di tenerezza illogica (ed ella guardò il lungo raggio fisso) al pari di quella che proviamo per noi stessi.

Un argomento ancora più sviscerato in Orlando (Garzanti, traduzione di Bianca Bernardi), che si articola in quattro secoli e che, invitandoci a superare gli stereotipi di genere, si ispira alla biografia della poetessa Vita Sackville-West (1892-1962), con cui l’autrice ebbe un’impetuosa relazione. Qui, non a caso, troviamo alcune delle frasi di Virginia Woolf più emblematiche sull’esistenza umana:

Le illusioni sono per l’anima ciò che l’atmosfera è per la terra. Toglietele quell’aria tenera, e la pianta morirà, i colori svaniranno. La terra su cui camminiamo è cenere estinta. È marga quella che calpestiamo, e ciottoli spietati ci feriscono i piedi. La verità ci annienta. La vita è un sogno. È il risveglio ad ucciderci. Chi ci deruba dei sogni ci deruba della vita…

Una delle frasi di Virginia Woolf tratta dal romanzo Orlando

E concludiamo la nostra rassegna di frasi di Virginia Woolf con una citazione tratta da La stanza di Jacob (Feltrinelli, traduzione di Nadia Fusini), testo modernista del 1922, nel cui VIII capitolo ci imbattiamo in un’ulteriore riflessione sulla vita e sulla sua imprevedibilità, che in questo caso però fa leva sul prodigioso e irripetibile potere dell’imprevisto:

Lo strano della vita è che, sebbene la natura di essa sia stata chiara a ognuno per centinaia d’anni, nessuno ne ha steso un adeguato resoconto. Mentre le strade di Londra hanno una loro carta, le nostre passioni rimangono non descritte. Chi mai incontreremo se voltiamo quest’angolo?

Fonte: www.illibraio.it