“L’estate sta finendo…“, cantavano i Righeira nel 1985. Anche se stavolta quella che sta per finire è l’attesa: si avvicina infatti l’inizio di Sanremo 2026, e noi siamo qui con le squadre del FantaSanremo schierate, i probabili highlights della prima serata evidenziati in scaletta e i testi e i titoli delle canzoni rigorosamente sottomano.
Ecco, già, a proposito di testi e titoli: vi ricordate anche voi di quando, nel 2019, Irama aveva iniziato a cantare sul palco dell’Ariston La ragazza con il cuore di latta e, fra gli amanti dei libri per l’infanzia, il pensiero era volato a Il mago di Oz di L. Frank Baum?
O di quando, nel 2011, Roberto Vecchioni vinceva il 61esimo Festival di Sanremo con Chiamami ancora amore, facendo esclamare agli appassionati di poesia: “Ma è un tributo a Pablo Neruda“?

Prima ancora c’erano stati Little Tony e Adriano Celentano con 24.000 baci, che nel lontano 1961 sembravano ricalcare Dammi mille baci di Catullo, e poi, nel 2001, i Bluvertigo con i versi di Charles Baudelaire e di Paul Verlaine ne L’assenzio, giusto per citare alcune delle innumerevoli canzoni sanremesi per le quali, nel corso dei decenni, è stato ipotizzato un gancio con la letteratura (per tutti gli altri riferimenti, non perdetevi la nostra retrospettiva d’autore sull’argomento).
E quest’anno? Aspettando di ascoltare i brani di Sanremo 2026 in diretta tv, abbiamo passato in rassegna i testi delle 30 canzoni dei Big in gara, divertendoci a immaginare delle associazioni d’idee (giocose, e a tratti ardite) con alcuni libri di ieri e di oggi. Dai grandi classici alle opere cult, fino ad arrivare a pubblicazioni più recenti di ogni genere e sorta, ecco cosa ci ha suggerito la fantasia…
I mille e un amore di Sanremo 2026
Cominciamo con il dire che il protagonista indiscusso dei testi di Sanremo 2026 si riconferma lui: l’amoreunicoamore. Declinato con toni ora più intensi e profondi, ora più gioviali e sbarazzini – tant’è che da sempre, quando si parla dei testi dei brani del Festival, non mancano al riguardo critiche e ironie.
Ecco come mai, da Voilà di Elettra Lamborghini – fresco e con una spolverata di spicy come After (Sperling & Kupfer, traduzione di Ilaria Katerinov), il bestseller Young Adult di Anna Todd – e da un brano scanzonato e disinvolto come La felicità e basta di Maria Antonietta & Colombre, che ci sembra collegarsi bene all’altrettanto acclamato People We Meet On Vacation – Un amore in vacanza (HarperCollins Italia, traduzione di Valentina Zaffagnini) di Emily Henry, si può passare poi a toccanti dichiarazioni di eterna fedeltà.
Pensiamo a Ora e per sempre di Raf, che, tra i riferimenti ad alieni e astronavi, è dedicata a una coppia con poche probabilità (“Ma siamo ancora qua / e tornerei indietro solo per un attimo / al primo incontro, per sentirne il brivido”), facendoci venire in mente, per esempio, le atmosfere di La moglie dell’uomo che viaggiava nel tempo (Mondadori, traduzione di Katia Bagnoli) di Audrey Niffenegger – e per fortuna procurandoci molti meno capogiri del romanzo, nel seguire le fila del discorso.
Ma, soprattutto, a un brano come Per sempre sì di Sal Da Vinci, in cui un innamorato promette di legarsi per la vita alla sua donna davanti a Dio come un novello Renzo Tramaglino di I promessi sposi, che dopo centinaia di pagine di ostacoli (in questo caso, se va bene, con meno monatti e carestie) pronuncia insieme a Lucia Mondella il fatidico “sì” con cui si chiude anche il capolavoro di uno dei più grandi scrittori italiani di sempre: Alessandro Manzoni, che chissà come prenderebbe questo azzardatissimo paragone…
Tra brani romantici in senso stretto…
Fra questi due poli si collocano poi tanti amori che nascono, che muoiono, che restano in bilico.
C’è per esempio Avvoltoi di Eddie Brock, che potremmo riassumere con il titolo di una delle romcom più amate della popolarissima scrittrice Felicia Kingsley: Prima regola: non innamorarsi (Newton Compton). C’è Le cose che non sai di me di Mara Sattei, che con le sue vibes da primo amore dolce e inquieto potrebbe far pensare, per sommi capi, a Chiamami col tuo nome (Guanda, traduzione di Valeria Bastia), bestseller di André Aciman, da cui Luca Guadagnino ha tratto l’omonimo e acclamato film.
E ancora, c’è Levante, che partecipa al Festival di Sanremo 2026 con Sei tu, a metà strada tra i componimenti di Saffo e le certezze incrollabili su cui si basa un classico del ‘900 come L’amore ai tempi del colera (Mondadori, traduzione di Angelo Morino) di Gabriel García Márquez, senza però il Florentino Ariza di turno che divora rose rosse perché sconvolto dalla felicità.
E c’è L’uomo che cade di Tredici Pietro che, fino all’ultimo, non sappiamo se sia la storia di un amore che riuscirà a decollare o meno, come succede a grandi linee ai protagonisti de La solitudine dei numeri primi (Mondadori), con cui un giovane Paolo Giordano, allora al suo debutto, vinceva il Premio Strega nel 2008.
Più travagliato è il testo di Resta con me, presentato a Sanremo 2026 dalle Bambole di pezza, fra i cui versi a momenti ci pare di sentire l’eco di Suite francese di Irène Némirovsky: “Ho superato anni come questi / e avrei voluto dirti: / ‘Resta con me in questi tempi di odio, / tu resta con me anche se tutto questo ci cambierà”.
Senza dimenticare Ti penso sempre di Chiello, che con le sue bugie e le sue contraddizioni interiori (“Ti penso sempre, / voglio disinnamorarmi”) suona quasi come un omaggio a Fine di una storia (Sellerio, traduzione di Alessandro Carrera) di Graham Greene, e Naturale di Leo Gassman, che si chiude con una reference (involontaria, sì, ma davvero azzeccata) al longseller One Day (Neri Pozza, traduzione di Marco Rossari e Lucio Trevisan) di David Nicholls: “Ma non vale se ora mi manchi, ma non vale se… / Se ci ritroveremo tra vent’anni a fare l’amore, che in fondo è più naturale”.
Andiamo avanti in questo gioco in cerca di possibili parallelismi (spesso non semplici da trovare e in alcuni casi, ci rendiamo conto, un po’ forzati) tra le canzoni di quest’anno e i libri di ieri e di oggi: il Labirinto di partenze e ritorni di Luchè ha qualcosa dei temi di Lacci (Einaudi), tra i romanzi di maggior successo di Domenico Starnone, mentre lo struggimento di Animali notturni di Malika Ayane sembra connettersi a quello dell’indimenticabile Sognatore di Le notti bianche (Garzanti, traduzione di Luigi Vittorio Nadai) di Fëdor M. Dostoevskij – ma in un contesto con ben più chitarre funky e percussioni tribali rispetto alla Pietroburgo ottocentesca, che magari avrebbe ridato al protagonista del racconto un pizzico di brio.
Prima o poi di Michele Bravi, da parte sua, pare poi raccontarci di un personaggio alla Raymond Carver, sospeso tra il passato e il futuro in una spirale di solitudine, per via della quale sembra proprio chiedersi: Di cosa parliamo quando parliamo d’amore? (Einaudi, traduzione di Riccardo Duranti). Risposta: forse, al giorno d’oggi, anche della tentazione di scorrere all’infinito le foto di chi ci ha fatto battere il cuore…

Più contemporaneo è lo sfondo dei brani proposti a Sanremo 2026 da Sayf – Tu mi piaci tanto, in cui tra errori e rimorsi si punta tuttavia sulla confessione anticipata dal titolo (“E in questa avidità, e in questo dimostrare, / tu mi piaci tanto”), e che, anche grazie al suo “vino rosso“, potrebbe rievocare tra le altre cose la cena di Nessuno si salva da solo (Mondadori) di Margaret Mazzantini – e da Samurai Jay, che in Ossessione descrive un amore quasi delirante, in cui si balla e però al tempo stesso si soffre come per una malattia, un po’ come in Aspettando Bojangles (Neri Pozza, traduzione di Roberto Boi) di Olivier Bourdeaut.
…e altri dai contorni più sfaccettati
In una categoria più a sé rientra poi l’amore filiale di Serena Brancale, che in Qui con me si rivolge velatamente alla madre, richiamando per certi versi le sensibilità del primo libro di Erri De Luca, Non ora, non qui (Feltrinelli); così come quello di una coppia che deve imparare a resistere al tempo e ai lati peggiori di sé, cantato da Francesco Renga ne Il meglio di me, e che potrebbe avvicinarsi alle tematiche intorno a cui ruota anche L’invenzione di noi due (Einaudi) dell’apprezzato fumettista e scrittore Matteo Bussola.
Sospeso e sognante è il mood de I romantici di Tommaso Paradiso, che a modo suo ci ricorda le atmosfere rarefatte di A sud del confine, a ovest del sole (Einaudi, traduzione di Mimma De Petra) del rinomato scrittore giapponese Haruki Murakami, laddove Stupida sfortuna di Fulminacci si focalizza su quello di chi si rincorre in un presente caotico e a tratti poco favorevole, come accade pure ai protagonisti di un libro già iconico come Persone normali (Einaudi, traduzione di Maurizia Balmelli) della scrittrice irlandese Sally Rooney.
E dichiaratamente “catartico” è quello cantato da LDA & Aka7even, che in Poesie clandestine tratteggiano una storia “piena di ma, / piena di se, / come te, / bella da farmi mancare l’aria”, per poi aggiungere: “Tu sei una Napoli sotterranea“. Un mix di elementi che, a pensarci meglio, ci fanno tornare alla mente il romanzo Perduti nei Quartieri Spagnoli (Giunti) di Heddi Goodrich, in cui una studentessa americana vive una doppia attrazione per la città partenopea e per un giovane del posto.
Una canzone per guardarsi dentro
Considerando che i testi dei brani di Sanremo 2026 sono così orientati all’introspezione, non stupisce che in certi casi si concentrino poi sulla maturazione personale e sulle sfide che affermare la propria identità porta con sé.
Succede innanzitutto in Prima che di Nayt, in cui si parla della paura del giudizio e del bisogno di essere davvero visti e riconosciuti dall’altro – argomenti altrettanto rilevanti nel più noto romanzo di Peter Cameron, tornato di recente alla ribalta grazie a #BookTok: Un giorno questo dolore ti sarà utile (Adelphi, traduzione di Giuseppina Oneto).
Nonché in Ogni volta che non so volare di Enrico Nigiotti, che riflette sulla paura di non essere abbastanza e sull’importanza di avere qualcuno accanto per trovare la forza di crescere e andare avanti: alla luce di questo, potrebbe piacere a chi ha amato le lettere di Charlie, nel tenero romanzo Noi siamo infinito – Ragazzo da parete (Sperling & Kupfer, traduzione di Chiara Brovelli) di Stephen Chbosky.
E veniamo ora a due interpretazioni antitetiche della riscoperta di sé: da un lato troviamo Magica favola di Arisa, che ripercorre le età della vita tra amore, delusioni e nostalgia, celebrando poi la riscoperta dell’innocenza dell’infanzia. Delicata e suggestiva come Su un letto di fiori (Feltrinelli, traduzione di Gala Maria Follaco) di Banana Yoshimoto.
E, dall’altro lato, abbiamo Male necessario di Fedez & Masini, che con un piglio molto più provocatorio raccontano di quando si tocca il fondo e si smette di scappare, accettando i fallimenti e le storture come parte della crescita: una visione più affine a un testo chiave del secondo ‘900 come Factotum (Guanda e Tea, traduzione di Simona Viciani), dello “scrittore maledetto” Charles Bukowski.
Menzione a parte per Opera di Patty Pravo, che rappresenta un unicum a livello di significati del testo e in cui, “tra oasi, deserti e misteriose profezie, / dove il tempo è sospensione dell’eternità”, la cantante si descrive come “Musa” e “Opera“, cioè come un’artista che vive di emozioni intense, capace di trasformare la vita e il caos in espressione creativa: proprio come aveva fatto a suo tempo il grande romanziere e poeta austriaco Rainer Maria Rilke nei Quaderni di Malte Laurids Brigge (Garzanti, traduzione di Furio Jesi), convertendo le sue visioni e fragilità in materia poetica.
Le questioni sociali in gara a Sanremo 2026
E concludiamo con uno sguardo alle canzoni di Sanremo 2026 che, dal canto loro, ci tengono a farsi portavoce delle più disparate questioni sociali e politiche del nostro tempo. La più irriverente, a osservare il testo, è forse Che fastidio! di Ditonellapiaga, che dà voce al senso di alienazione scatenato dall’ipocrisia e dalle mode contemporanee, con un approccio accostabile a quello di Una cosa stupida (Mondadori), l’ultimo libro di Alice Valeria Oliveri.

La più lirica, invece, è senz’altro Stella stellina di Ermal Meta, per i cui riferimenti letterari non dobbiamo cercare troppo lontano: il giovane cantautore sta infatti per pubblicare un vero e proprio racconto ispirato al brano, edito da La Nave di Teseo e illustrato da Michele Bernardi, che svilupperà anche su carta la triste ninna nanna dedicata a una bambina palestinese scomparsa durante la guerra di Gaza.
QUIZ “LETTERARIO” – Quanto conosci il Festival di Sanremo?
Quanto a Dargen D’Amico, che si esibirà con Ai Ai, c’era da aspettarsi che il rapper e cantautore milanese non rinunciasse alla satira che lo ha sempre contraddistinto: al centro del suo brano c’è un amore estivo leggero e instabile, intrecciato a una critica umoristico-nostalgica contro il digitale. Il libro a cui pertanto potremmo avvicinarlo? Forse Fake Accounts (Bompiani, traduzione di Marta Barone) di Lauren Oyler, benché in salsa più adriatica.
Furbizia, compromessi e rassegnazione sono infine gli essential dell’Italia Starter Pack cantato da J-Ax, ritratto di un Paese in cui per sopravvivere sembrano contare più la fortuna e lo spirito di adattamento che le regole e il merito. Un brano che potrebbe riportare alla memoria un altro pungente e irresistibile affresco nostrano, il famosissimo Bar Sport (Feltrinelli) di Stefano Benni (scomparso nel settembre 2025).
“Meno cose sai, più sarai contento: / facciamoci una botta di felicità. / Qui non si protesta per lo stipendio, solo per la pizza con l’ananas“: senza dubbio, se avesse potuto ascoltare i versi del cofondatore degli Articolo 31, un autore come il “Lupo” avrebbe preso il paragone con la giusta autoironia…
Fonte: www.illibraio.it








