Il libro di Pupi Avati e i grandi “registi-romanzieri” di oggi e di ieri

di Redazione Il Libraio | 15.03.2015

Berardo Rossi detto Dedo è popolare e brillante, è negato per il latino e tifa Milan anche se vive a Bologna. Giulio Bigi è timido e sovrappeso, legge l’Eneide come fosse «Tuttosport» e indossa orrende cravatte. Due quindicenni che sembrano appartenere a pianeti diversi, se non fosse che ora abitano nello stesso palazzo e frequentano la stessa classe… E che nella famiglia di Giulio c’è un segreto che coinvolgerà, suo malgrado, anche Dedo. Giulio, infatti, non ha mai visto suo padre, chiuso in ospedale fin da prima che lui nascesse. Ora quello sconosciuto sta per tornare a casa. Ma non è la persona che lui si aspetta. Mentre dagli armadi del passato emerge una favola nera di ambizione musicale e passione non corrisposta, Dedo si rende conto che il «ciccione del piano di sopra» è diventato un amico, che quell’amico è in pericolo, e che è il momento di fare delle scelte: ora sono loro due contro tutti…
Quella appena sintetizzata è la trama de Il ragazzo in soffitta (Guanda), il romanzo di Pupi Avati in libreria dal 19 marzo.

PupiAvati

Ma il regista bolognese classe ’38 (non al suo primo libro: tra gli altri, ricordiamo Gli amici del Bar Margherita e Una sconfinata giovinezza, pubblicati da Garzanti e legati a due suoi film), non è certo il solo che, oltre a dirigere film, si è dedicato (con risultati spesso molto interessanti) alla scrittura letteraria.

-Uno dei casi più recenti (e sorprendenti), ad esempio, è rappresentato da S. La nave di Teseo (Rizzoli Lizard) di J.J. Abrams e Doug Dorst. Adrams, produttore, regista e autore (per la tv e il cinema), tra le altre cose è il creatore di una delle serie tv più significative degli ultimi anni, Lost. Il testo che ha ideato, ovviamente, non può essere banale: è il diario di due persone che si incontrano tra i margini di un libro per ritrovarsi invischiate in una lotta mortale tra forze sconosciute; “un viaggio nell’universo della parola scritta che risucchierà i suoi lettori in una rischiosa spirale…”.

Lanavediteseo

-E come non citare il recente caso di un altro maestro, il canadese David Cronenberg, uno dei più grandi registi viventi (La mosca, Crash, Spider, La promessa dell’assassino) che ha da poco debuttato nel romanzo con Divorati, pubblicato in Italia da Bompiani? La trama? “Nomadi freelance ossessionati dalla tecnologia, Nathan e Naomi sono una coppia di fotogiornalisti alla costante ricerca di argomenti scabrosi che maneggiano con la disinvoltura dell’informazione nell’era dei social. Naomi, specializzata in cronaca nera, si appassiona alla vicenda di due affascinanti intellettuali francesi, Célestine e Aristide Arosteguy. Célestine è stata trovata morta e orrendamente mutilata nel suo appartamento parigino: la polizia sospetta che sia stato proprio il marito, al momento irreperibile, a ucciderla. E a divorare parti del suo corpo. Nel frattempo Nathan, che scrive di argomenti medici, si trova a Budapest per realizzare un pezzo su un controverso chirurgo. Quando scopre di aver contratto una rara malattia venerea, Nathan decide di volare a Toronto per incontrare il suo scopritore, il vecchio dottor Roiphe. Naomi, intanto, si mette alla ricerca di Aristide. Quale oscuro intreccio lega le due storie?” Insomma, perfetto “stile-Cronenberg”…

bompiani

 

-In questa lista che non pretende di essere esaustiva non può mancare il nostro Paolo Sorrentino, premio Oscar con La grande bellezza, e autore (per Feltrinelli) di Hanno tutti ragione. Il protagonista, Tony Pagoda, è un cantante “di night” con tanto passato alle spalle (“Se a Sinatra la voce l’ha mandata il Signore, allora a me, più modestamente, l’ha mandata san Gennaro”).  La sua è stata la scena di un’Italia florida e sgangheratamente felice, fra Napoli, Capri e il mondo. È stato tutto molto facile. Il talento. I soldi. Le donne. Ma poi il successo lo ha abbandonato, ed è proprio questo momento della vita di Tony che Sorrentino ha saputo narrare al meglio nel libro.

Hanno tutti ragione

 

-Da non dimenticare Sentieri nel ghiaccio di un grande nome del cinema tedesco, Werner Herzog, che in questo breve testo autobiografico  pubblicato da Guanda) ha raccontato  il viaggio a piedi intrapreso nell’inverno 1974 per recarsi da Monaco a Parigi, dove lo aspettava un’amica malata, Lotte Eisner, storica e studiosa del cinema tedesco.

Sentieri nel ghiaccio

 

-In questo caso non parliamo di un romanzo, ma una raccolta di racconti, “i cui protagonisti sono bambini, specchio della nostra mostruosità di adulti e della nostra incapacità di ridurre tutto a cose”. L’autore di Morte malinconica del bambino ostrica e altre storie, che nel 2006 è stato pubblicato da Einaudi Stile Libero è, ovviamente, Tim Burton, autore di film in cui orrore, comicità, malinconia e poesia convivono.

Morte malinconica del bambino ostrica e altre storie

 

Lucía Puenzo, regista (figlia d’arte), sceneggiatrice e scrittrice argentina classe ’76, ha tratto un film (Il medico tedesco) dal suo libro Wakolda, pubblicato in Italia da Guanda. La storia ha inizio nell’estate del 1959, quando un medico tedesco fugge da Buenos Aires e a bordo di una Chevrolet e si addentra nel deserto della Patagonia, diretto a Sud…

Guanda

 

-Ancora una regista, questa volta italiana: Cristina Comencini, autrice, per Feltrinelli, di Voi non la conoscete. La protagonista del breve romanzo, Nadia, “è in carcere e sta scontando la pena per una rapina, un crimine che ha commesso forse per disperazione, per solitudine, o forse per riappropriarsi di una parte di sé. Più forte del carcere in senso stretto è l’oscura gabbia interiore in cui è vissuta come figlia, come moglie, come allieva di una madre maestra di odio per l’altro sesso. Sdoppiata, cerca ora una nuova, faticosa strada per trovare se stessa e conoscere gli uomini, che in realtà ha sempre evitato. Lo fa anche con l’aiuto dello psicologo al quale è stata affidata…”.

Comencini

Takeshi Kitano, stimato regista giapponese classe ’47 (ma è molte altre cose: sceneggiatore, attore, montatore, pittore, presentatore e autore tv…), è anche uno scrittore: e oltre a numerosi libri di poesia, critica cinematografica e a raccolte di racconti, ha pubblicato romanzi come Nascita di un guru (Mondadori, Strade blu). Il protagonista, “Kazuo, è messo proprio male: ha appena perso il lavoro, la sua ragazza lo ha lasciato per un altro e, per di più, è tormentato internamente da grandi interrogativi metafisici. Quando, per caso, si imbatte in una strana comunità religiosa che fa riferimento a un guru, si aggrappa disperatamente ad essa come a una scialuppa di salvataggio nel mare in tempesta…”.

kitano

 

-C’è poi il caso di Michael Crichton, scrittore, produttore cinematografico, ideatore di serie tv cult E.R. – Medici in prima linea, regista e autore, tra gli altri, de La grande rapina al treno (Garzanti).

Garzanti

-E, guardando al passato, come non citare Pier Paolo Pasolini, uno degli intellettuali più importanti e discussi del ‘900 italiano, tra le varie cose scrittore, regista e poeta. E autore di romanzi come Ragazzi di vita e Una vita violenta. Inutile aggiungere altro, nel suo caso.

Pasolini

-Da Pasolini a un altro nome fondamentale del cinema italiano e mondiale, Michelangelo Antonioni, autore, per Einaudi, della raccolta di racconti Quel bowling sul Tevere, pubblicata nel 1995: 33 storie nate da spunti per film non realizzati, da nuclei narrativi rimasti aperti.

Quel bowling sul Tevere

-Per concludere, scegliamo Elia Kazan, all’anagrafe Elias Kazanjoglou (Costantinopoli, 7 settembre 1909 – New York, 28 settembre 2003), regista e produttore cinematografico nato da una famiglia di origine greca in Turchia che quattro mesi dopo la sua nascita si trasferì negli Usa, e che ha pubblicato due libri, Il compromesso e America America (entrambi usciti per Mattioli1885), legati a due suoi film. Così l’autore, particolarmente apprezzato (anche) dalla critica letteraria: “Non scrivo per divertire, ma per disturbare. Credo che la letteratura sia in grado, anche in modo indiretto, di disturbare: cioè di cambiare un mondo che se lo accetti davvero così com’è sei come minimo un idiota”.

kazan

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Fonte: www.illibraio.it