“Il mio incontro con Virginia Woolf una sera d’estate”: Elisabetta Bricca si racconta

di Elisabetta Bricca | 20.05.2020

Ho davvero incontrato Virginia una sera d’estate. Lei, in verità, mi aspettava da un po’, ma io avevo sempre nutrito un certo timore nell’affrontarla perché la sua fama di scrittrice complessa, difficile, la precedeva. Temevo che la nostra conoscenza si sarebbe risolta in una manciata di minuti, che è quanto di solito impiego per leggere la prima pagina di un libro e capire se fa per me.

Ma in quella sera d’estate, complice il silenzio, la solitudine dell’ora ormai tarda e una certa malinconia, sono andata a cercare quel libro che avevo preso in prestito alla biblioteca del comune dove vivo. Il libro era Le onde e per me è stata una folgorazione.

La perfezione tecnica della narrazione, la poeticità, le parole tanto cesellate da creare immagini vivide e vibranti, un’analisi così precisa e minuziosa del mondo interiore dei sei protagonisti da raggiungerne l’anima per metterne a nudo ogni sfumatura, ogni increspatura, hanno aperto nella mia mentre porte che avevo tenuto chiuse e nuove prospettive di lettura della realtà. Così, una volta terminato di leggere il libro, ho voluto scoprire di più, cercare altro, leggere tutto ciò che Virginia aveva scritto in una sorta di innamoramento, una malia di cui non riuscivo a liberarmi.

Dopo Le onde, è stata la volta di Una stanza tutta per sé, forse il saggio più conosciuto di Woolf. Non un romanzo appunto, ma una “riflessione” sul romanzo e le donne. Un manifesto, uno dei primi manifesti femministi. E dopo di questo, è stato il turno di Le tre ghinee.

Mi riconoscevo in ciò che Virginia scriveva, condividevo le sue idee. Mi chiedevo quanto studio le fosse costato, quanta dedizione e sacrificio scrivere ciò che scrisse all’epoca in cui lo scrisse. Lei era una donna, e un’intellettuale soprattutto, in una società di uomini. Uno status che conservava anche all’interno del nucleo familiare perché, nonostante Virginia fosse una mente geniale e provenisse da una famiglia di intellettuali, il padre non le concesse di frequentare l’università. Lei allora fu autodidatta, studiò e tradusse il greco antico da sola. Divenne un critico letterario già stimato ai suoi tempi. Leggere i suoi diari, raccolti dal marito Leonard dopo il suicidio nel fiume Ouse e dati alle stampe postumi, aiuta a capire il legame indissolubile che esiste in Virginia tra vita e letteratura.

In Diario di una scrittrice, Virginia ci tiene a precisare che la libertà è per lei un valore imprescindibile, una forza che le consente di affrontare la vita con coraggio e di osare sempre per eludere facili etichette e ritagliarsi una dimensione propria al di fuori di confini precostituiti.

Questo gridava Virginia in un’epoca in cui le donne cominciavano ad affacciarsi su di una realtà diversa da quella che avevano fino ad allora vissuto, fedeli prima al padre e ai fratelli, in seguito al marito e ai figli, in cui prendevano coscienza dei propri diritti e lottavano per conquistarli.

L’idea di scrivere Cercando Virginia nasce da qui: dal mio amore per Woolf, dal desiderio che nutrivo di omaggiarla e di trattare un tema a me molto caro che è quello della condizione femminile. Guardiamoci intorno: le donne, è vero, hanno raggiunto obiettivi inimmaginabili rispetto al passato. E nonostante tutto, di quanti femminicidi siamo testimoni? Per quanto ancora i media ci rimanderanno a un modello di donna a cui dovremmo adeguarci per essere socialmente accettate, amate, ammirate?

Quando una donna sarà veramente libera di dire, di fare quello che vuole, di vestirsi come più le piace, di scegliere la vita che davvero desidera, senza per questo essere giudicata o molestata? Senza per questo sentirsi dire “sei una donna e devi stare al tuo posto?”, o “per essere bella devi indossare una taglia 38”?

Quando le donne riusciranno a scrollarsi di dosso il ruolo di moglie, madre, amante che la secolare società patriarcale, ancora dura a morire, ha loro cucito addosso. E quando potranno smettere di sentirsi in colpa se non accettano di sottostare alle regole e ai ruoli imposti. Se scegliamo di essere libere, per quanto ci è concesso, lo sappiamo, c’è un prezzo da pagare. E il prezzo è il giudizio: essere additate come “poco di buono”, se facciamo del nostro corpo ciò che più ci piace, se scegliamo di amare chi vogliamo, o di “donna a metà” se decidiamo di non fare figli perché non ne vogliamo, o ancora se preferiamo seguire e far fiorire i nostri talenti per essere protagoniste della nostra vita.

Virginia mi ha aiutata a prendere consapevolezza di cosa voglia dire essere una persona, mi ha spinta a ragionare in prima persona, al di là dell’essere donna. Con il mio libro vorrei far passare il messaggio che questa consapevolezza è sempre raggiungibile, può essere acquisita in ogni momento, non è mai troppo tardi né troppo presto. Non siamo tenute, in quanto donne, a rispettare ciò che la società si aspetta da noi. E se decidiamo di farlo, che sia allora solo una nostra libera scelta.

IL LIBRO E L’AUTRICEElisabetta Bricca torna in libreria per Garzanti con Cercando Virginia, romanzo di formazione che è un inno al potere salvifico della letteratura. E insieme un elogio al coraggio di tutte le donne che sono disposte a sacrificare anche gli affetti e la stabilità di un’esistenza convenzionale per combattere l’ingiustizia e vedere riconosciuti e rispettati i propri diritti.

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Elisabetta Bricca

L’autrice de Il rifugio delle ginestre torna con un libro ispirato dalla grande Woolf. Siamo a Cortona, nel 1976. La luce è flebile, ma a Emma, rannicchiata nel fienile, basta per immergersi nelle pagine dei libri che è costretta a leggere di nascosto. Lontano dagli occhi del padre che la vorrebbe impegnata nelle faccende domestiche. Finora è riuscita a proteggere il suo segreto. Ma quando si rende conto di non poter più continuare, preferisce andarsene e accettare un posto da cameriera offertole da una ricca aristocratica di origini inglesi che si fa chiamare “signora Dalloway”. Per Emma quel lavoro rappresenta l’occasione unica di conquistare l’indipendenza. Ciò che non si aspetta è di trovare nella signora Dalloway un mentore, oltre che un’amica fidata. Fin dai primi giorni di servizio, la donna si accorge della curiosità che accende l’animo di Emma. È per questo che decide di proporle delle ore di lettura condivisa alla scoperta di una delle prime scrittrici femministe della storia: Virginia Woolf. Così, sfogliando Una stanza tutta per séLe tre ghineeDiario di una scrittrice, Emma si nutre delle parole illuminate di Virginia e inizia a coltivare il sogno di una vita in cui è lei a scegliere il proprio destino. Ma per realizzarlo deve prima combattere contro chi tenta in ogni modo di ostacolarla e tenerla lontano dai libri. Solo così potrà davvero trovare la sua personale Virginia e, in lei, la voce per esprimere ciò che sente dentro.

Fonte: www.illibraio.it