Nel libro di Jean-Paul Roux l’abbagliante parabola di Tamerlano, le conquiste, le atrocità e le contraddizioni del creatore di uno dei più grandi imperi della storia: una illuminante analisi della civiltà delle steppe che permette di approfondire la conoscenza dell’Asia centrale e del mondo musulmano.
Isfahan, Astrakan, Delhi, Aleppo, Damasco, Baghdad: sono solo alcune delle città devastate da Tamerlano e dalla sua invincibile Orda d’Oro. Condottiero della tempra di Alessandro, Cesare, Gengis Khan e Napoleone, Timur lo zoppo regnò dal 1370 al 1404, facendo di Samarcanda il centro di un impero sterminato. Nomade, ruppe con la tradizione tribale e scelse la città. Pagano, optò per una delle grandi religioni universali. Incolto, forse analfabeta, distrusse numerosi monumenti, ma ebbe la passione di costruirne e fu un patrono delle arti. Ordinò i peggiori massacri, e tuttavia non sopportava che davanti a lui venissero evocate le torture e le atrocità della guerra. Orgoglioso, spietato, incapace di perdonare, amava però i motti di spirito e viene ricordato anche per gesti di eleganza suprema.
Nel libro di Jean-Paul Roux l’abbagliante parabola di Tamerlano, le conquiste, le atrocità e le contraddizioni del creatore di uno dei più grandi imperi della storia: una illuminante analisi della civiltà delle steppe che permette di approfondire la conoscenza dell’Asia centrale e del mondo musulmano.
Nel libro di Jean-Paul Roux l’abbagliante parabola di Tamerlano, le conquiste, le atrocità e le contraddizioni del creatore di uno dei più grandi imperi della storia: una illuminante analisi della civiltà delle steppe che permette di approfondire la conoscenza dell’Asia centrale e del mondo musulmano.
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