Giada Sundas: “Quattro cose che non ho capito della maternità”

di Giada Sundas | 09.07.2018

Sono madre da quasi quattro anni, troppo pochi per giustificare l’alcolismo, ma abbastanza per giustificare i capelli bianchi. In questi quattro anni ho dovuto far fronte a diversi imprevisti, ho dovuto piegarmi alle leggi universali e inventarmi soluzioni a problemi che non avrei neanche mai immaginato di avere. Me la sono cavata piuttosto bene, ma ci sono alcuni punti di questo percorso che non mi sono – e mai mi saranno – chiari.

-Il sacco nanna. Il sacco nanna è un contenitore per bambini, un tupperware per neonati, una camicia di forza per lattanti. Lo scopo sarebbe quello di evitare che prendano freddo scoprendosi nel sonno, il risultato è un baco da bava incazzato nero per non potersi muovere come gli pare. Il processo di inserimento, poi, è la parte peggiore. Per metterci il bambino dentro lo devi sgrullare come un cuscino nella federa. Quando il bambino è abbastanza grande da riuscire a girarsi nel sonno, la mattina lo dovrete sgrovigliare che neanche gli auricolari in borsa.

-Swiper la volpe. I cartoni animati di oggi viaggiano sulla soglia della demenzialità. Storie senza morale, personaggi fastidiosissimi e maiali, un sacco di maiali antropomorfi. Sulla vetta del podio dei peggiori cartoni animati del momento troviamo Dora l’esploratrice, una bambina che soffre di una notevole miopia e che passa il suo tempo a viaggiare zaino in spalla insieme a una scimmia. È un cartone animato interattivo, il bambino a casa dovrebbe rispondere alle domande e indicare oggetti, in realtà quando Dora chiede qualcosa, i bambini se ne sbattono e non se la filano di striscio. È più probabile che interagiscano mamme e papà e che si sentano volare “a soreta” qui e lì. Il momento più basso della puntata lo abbiamo quando compare Swiper, una volpe malavitosa che cerca sempre di rubare qualcosa. I nostri eroi chiedono aiuto ai bambini a casa e incitano a pronunciare tre volte la frase ‘Swiper non rubare’ che fa desistere il ladro dal suo intento e fuggire sconsolato. Be’, ecco, grazie di cuore sceneggiatori di Dora l’esploratrice per aver insegnato la giustizia ai nostri bambini.

-Il pianto da sonno. Alzi la mano chi di fronte al pianto inconsolabile di un bambino stanco non abbia pensato “che ca** ti piangi? Se hai sonno dormi!”

-Cinque scimmiette. Esiste questa filastrocca che recita più o meno così: cinque scimmiette saltavano sul letto, una cadde giù e si ruppe il cervelletto. Chiamano il dottore, il dottore ha detto “basta scimmiette che saltano sul letto!”. La filastrocca va avanti con quattro, poi tre, due scimmiette che si rompono il cervelletto fino a che non se lo spaccano tutte quante. Facciamo finta che l’utilizzo dei tempi verbali non ci rechi alcun disturbo e focalizziamoci sul contenuto: signora mamma scimmia, abbia pazienza, lei ha cinque figli, uno cade e resta menomato a vita, lei preferisce chiamare un discutibilissimo medico che, come unica soluzione al problema, le suggerisce di far smettere di saltare i suoi figli sul letto e la liquida così, senza una tac, un encefalogramma, neanche un po’ di Nurofen e lei, di tutta risposta, se ne sbatte e continua a farli saltare. Mi perdoni, io non sono nessuno per giudicare lei e il suo medico laureato all’università della vita, ma dopo che ne è caduta una, poi due, poi tre eccetera e lei a ogni caduta ha continuato, recidiva, a chiamarlo per farsi dire che basta far saltare quelle accidenti di scimmiette, nessuno, ma proprio nessuno, ha creduto ci fosse della cattiva fede in lei? Perché io l’avevo capito subito che non vedeva l’ora che schiattassero tutti.

L’AUTRICE – Giada Sundas è una giovane madre molto seguita in rete. Sui social racconta la sua esperienza di “madre imperfetta ma imperterrita” con freschezza e ironia. Il suo romanzo d’esordio, edito da Garzanti, si intitola Le mamme ribelli non hanno paura, e racconta la storia di Giada dal giorno in cui la piccola vita di Mya, sua figlia, ha cominciato a crescere dentro di lei.
Il suo secondo, atteso libro, è Mamme coraggiose per figli ribelli , in cui l’autrice torna a parlare del mestiere più difficile del mondo: fare la madre. Con la sua inconfondibile vena ironica…

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Fonte: www.illibraio.it