“Certe fortune”: il nuovo romanzo di Andrea Vitali, ambientato nella Bellano del 1928

di Redazione Il Libraio | 21.02.2019

Andrea Vitali, autore prolifico e molto amato dai lettori, per le sue opere ha vinto numerosi premi (tra questi il Bancarella nel 2006, il Campiello sezione giuria dei letterati nel 2009 ed è stato anche finalista allo Strega). Torna in libreria con il nuovo romanzo, Certe fortune (Garzanti), ambientato a Bellano, dov’è nato nel 1956.

Alle prime ore del 5 luglio 1928, come concordato, Gustavo Morcamazza, sensale di bestiame, si presenta a casa Piattola. Il Mario e la Marinata, marito e moglie, non avrebbero scommesso un centesimo sulla sua puntualità. Invece il Morcamazza è arrivato in quel di Ombriaco, frazione di Bellano, preciso come una disgrazia, portando sull’autocarro il toro promesso e due maiali.

Il toro serve alla Marinata, che da qualche anno ha messo in piedi un bel giro intorno alla monta taurina: lei noleggia il toro e poi lucra sulla monta delle vacche dei vicini e sulle precedenze, perché, si sa, le prime della lista sfruttano il meglio del seme. Ma con un toro così non ci sarebbero problemi di sorta.

Ma attenzione: se un animale del genere dovesse scappare, ce ne sarebbe per terrorizzare l’intero paese, chiamare i carabinieri, o solleticare il protagonismo del capo locale del Partito, tale Tartina, che certe occasioni per dimostrare di saper governare l’ordine pubblico meglio della benemerita le fiuta come un cane da tartufo. E infatti il maresciallo Ernesto Maccadò dovrà destreggiarsi tra la monta taurina, le difficoltà della moglie Maristella ad ambientarsi e un turista tedesco che rimane chiuso nel cesso del battello.

Per gentile concessione dell’editore ilLibraio.it pubblica un estratto:

L’idea era stata sua, della Marinata Piattola.

E quando l’aveva esposta, tre anni prima, suo marito e il Morcamazza alla fine s’erano guardati come per dire: caspita!

Semplice e geniale.

Era successo quando il bergamasco aveva comunicato di aver allargato il suo giro d’affari mettendo su un allevamento di tori da monta. Poca roba all’inizio, tanto per vedere come andava.

Ma tori di qualità, roba fina, tant’è che bisognava vedere il risultato, cioè i vitelli.

Era il giorno di Sant’Andrea, fiera di merci e bestiame. Il Piattola aveva appena concluso l’acquisto di una vacca da latte, la Marinata s’era scelta sei galline da uova, i tre erano seduti sul muretto che limitava lo sterrato di lato al santuario di Lezzeno, sede della fiera. Sotto un cielo di puro azzurro, voci di uomini e versi di bestie parevano fatti della stessa materia.

All’uscita del Morcamazza, il Piattola aveva detto: «Peccato che siate così lontano».

Allora la Marinata aveva preso la parola.

«E se portaste qui uno dei vostri tori?»

Ma il marito le aveva detto di tacere.

Aveva presente dove abitava il Morcamazza oppure pensava che fosse dietro l’angolo?

O sennò credeva che il sensale avrebbe accettato solo per la sua bella faccia?

La Marinata aveva risposto sì, aveva presente dove abitava il mediatore, non era nata ieri, non aveva vissuto dentro un presepe fino a quel momento e circa la faccia che si guardasse la sua: se parlava lo faceva a ragion veduta.

«Riguardo al costo», aveva detto, «credo che sia possibile non spendere niente.»

Era toccato al Morcamazza intervenire, ridendo.

«Gratis non scodinzola neanche il mio cane.»

«Vi ho forse detto che dovete farlo gratis?» aveva ribattuto la Marinata.

Però riflettesse bene sull’idea che le era venuta.

«Portare qui uno dei vostri tori e lasciarlo un paio di giorni, tre.»

«Dove?»

«In una stalla, la nostra», aveva detto Marinata Piattola.

Delle due che avevano, una era l’ideale, comoda, facilmente accessibile. C’erano circa un centinaio di vacche in tutta la frazione, di più se si consideravano le altre sparse nel territorio comunale. Al momento di fecondarle ognuno si doveva arrangiare da sé o al massimo mettendosi d’accordo con questo e con quello, il che comportava, oltre alle spese e alla scomodità di dover muovere le bestie, anche l’incertezza di aver a che fare con riproduttori certificati alla buona.

«Vi immaginate la comodità di avere invece un toro garantito sottomano per qualche giorno?»

Il Morcamazza aveva cominciato a valutare la proposta. La Marinata s’era infuocata.

«Per la stalla non vi chiediamo niente.»

A parte una monta gratuita per la loro vacca naturalmente e una piccola cresta che sarebbe rimasta a loro. E sarebbe stato suo il compito di organizzare per bene i tempi della monta, raccogliendo le richieste e infine fissando i giorni, due, tre, quelli che servivano.

«Al momento giusto, voi venite, piazzate il toro, riscuotete il prezzo delle monte e con poca fatica ve ne tornate a casa con le tasche piene.»

Era stato a quel punto che i due s’erano guardati in faccia sbalorditi!

«Be’, un tentativo si può fare», aveva borbottato il Morcamazza.

Poi a sigillo dell’accordo s’era sputato sulla mano com’era d’uso e l’aveva rivolta alla Marinata.

La quale senza pensiero aveva fatto lo stesso poiché, come aveva chiarito al marito poco più tardi, visto che l’idea era stata sua, sua sarebbe stata la direzione della monta taurina, lei avrebbe trattato con gli allevatori e lui le avrebbe fatto il piacere di non metterci il becco.

I risultati erano lì da vedere.

Perché nell’arco di tre anni quei giorni avevano trasformato casa Piattola come se fosse un ministero e alla

Marinata tutti si raccomandavano affinché le loro bestie avessero un trattamento preferenziale.

Ma i favori, certi favori, si pagavano, no?

Così la donna aveva sempre ragionato.

E ancora di più adesso, ripensando alle parole del Morcamazza riguardo al toro Benito e alla lista degli allevatori che s’era messa sotto gli occhi.

(continua in libreria…)

Fonte: www.illibraio.it