In questo straordinario romanzo-ballata, Jorge Amado ci racconta una storia tanto strana da poter essere vera; riguarda una vallata fertilissima attraversata da un limpido fiume, ricca di fiori e frutti dal dolce profumo. Questa terra benedetta da Dio viene battezzata dagli uomini Tocaia Grande (Grande Imboscata) perché insanguinata dalle lotte di truci cacicchi che si contendono terra e potere. Gli abitanti che giungono via via a popolarla sono mercanti arabi e fuggiaschi, avventurieri e reduci, zingari e prostitute, immigrati europei e meticci senza terra. Manca solo una cosa di cui gli abitanti non sentono affatto il bisogno: la Legge, lo Stato. Ma a questo pensano i «grandi»: le multinazionali del cacao, i militari, i preti fanatici venuti da lontano. Tocaia Grande, conquistata con l’inganno e con la forza, perderà persino il suo nome insolito e sconveniente per quello pomposo di Irisópolis. Tocaia Grande racconta quella che secondo Amado è la «vera storia» della fondazione del Brasile, che l’ufficialità nasconde distruggendo le tracce dei suoi primi decenni di vita e dalla quale avrebbe potuto crescere un paese diverso, forse migliore, certamente più giusto.
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