«Ho acquistato a caro prezzo certi vecchi manoscritti dall’inchiostro ingiallito, che datano dal XVI al XVII secolo. Contengono delle storielle, tutte assai tragiche.» È da queste carte ritrovate da Stendhal a Roma negli archivi di Palazzo Caetani verso la fine del 1833 che nascono i racconti – tra cui i notissimi Vanina Vanini e La badessa di Castro – radunati in volume nel 1855 con il titolo di Cronache italiane. Che si tratti di una semplice trascrizione di quei manoscritti oppure di un libero adattamento che lascia ampio margine all’inventiva del romanziere, quel che è certo è che essi nascono da tracce «vere» della Storia. Nel torbido passato dell’Italia del Cinquecento e Seicento Stendhal trova formidabili esempi di passione, energia, istinto: storie di amori sfrenati sino al delitto, di gelosie, di crudeltà efferate narrate senza riserve morali, in nome dell’«aspra verità». Fra le mura dei conventi, nelle celle del carcere, nella prigione dei ruoli sociali e delle relazioni di potere evocati in queste pagine va in scena un confronto ininterrotto tra vita e morte che non concede consolazioni letterarie.
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